Mi trovavo a colloquio con una persona intellettualmente vivace, con competenze culturali vaste e anche conoscenze economiche. Ad un certo punto mi domanda meglio in cosa consista la Mmt, Teoria della Moneta Moderna. Devo far capire meglio di cosa si tratti senza essere tecnico e senza entrare eccessivamente nei dettagli: ho pochi secondi, non perché l’interlocutore non sia interessato, ma perché c’è la necessità di inquadrare subito la concretezza della Mmt (a dispetto del suo essere “teoria”, cosa che spesso inganna) in chi, magari, ne ha avuto una comunicazione superficiale.

Dico questo: “Essenzialmente si tratta di ribadire che di fronte ad una crisi, che si esprime poi nella realtà come disoccupazione, lo Stato può agire in due modi essenziali, ovvero o ridurre le tasse, o aumentare gli investimenti pubblici: in ogni caso può sempre riassorbire la disoccupazione e dunque attuare pienamente la Costituzione Italiana che aveva l’obiettivo della piena occupazione“.

L’interlocutore comprende facilmente. A quel punto mi domanda, ovviamente: “E con la questione del debito pubblico?”

Rispondo: “Solo uno stato pienamente sovrano* a livello monetario può agire senza vincoli finanziari: se è l’emittente della moneta e non un utilizzatore come adesso, non deve restituire il denaro più gli interessi ai mercati finanziari“.

Il  mio interlocutore capisce perfettamente: “Esattamente come avveniva prima degli anni ’80“.

“Esattamente” rispondo.

In trenta secondi spiegato il cuore della Modern Money Theory.

Tempo per salvare l'Italia

 

*uno stato si dice con moneta sovrana quando la moneta non è garantita da oro o altri beni, quando lo Stato né è il monopolista e quando la moneta viene liberamente scambiata nei mercati internazionali. Nell’Eurozona viene a mancare la seconda condizione.

 

Comments

  1. Io penso che la riduzione della pressione fiscale non basta da sola. Ci vogliono anche e soprattutto gli investimenti pubblici che fungono da traino per i successivi investimenti privati, un pò come è avvenuto nel caso della Silicon Valley.
    In merito alla pressione fiscale eccovi le parole di uno che di soldi ne ha guadagnati tanti:
    «Sono sessant’anni che lavoro con gli investitori e devo ancora vederne uno, nemmeno nel 1976-1977 quando l’aliquota sulle plusvalenze era al 39,9 per cento, rinunciare a un investimento sensato per via dell’imposizione fiscale sui potenziali guadagni. Le persone investono per fare soldi e le tasse potenziali non le hanno mai scoraggiate. E a quelli che sostengono che aliquote più alte penalizzano la creazione di posti di lavoro faccio notare che tra il 1980 e il 2000 sono stati creati quasi 40 milioni di posti di lavoro in più. Cos’è successo dopo lo sappiamo: aliquote più basse e molta meno creazione di posti di lavoro »
    Warren Buffett

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