Fonte: http://economiapericittadini.it/video-e-iterviste/video/rania-antonopoulos-come-rispondere-alla-crisi-dell-occupazione-in-grecia

Rania Antonopoulus presenta la proposta per un programma su vasta scala di creazione di posti di lavoro in Grecia. Qui Pdf.

Conferenza alla Columbia University, novembre 2013

La ricercatrice Rania Antonopoulos è direttrice del programma Uguaglianza di Genere ed Economia al Levy Institute, specializzata nelle interconnessioni micro-macro di genere ed economia; di competizione internazionale e globalizzazione; di politiche di lavoro garantito e dei loro impatti macroeconomici e sull’occupazione; di protezione sociale e riduzione della povertà; e delle implicazioni del lavoro pagato e non pagato sugli indicatori di povertà. E’ stata una delle fondatrici di “Economists for Full Employment” ed è una sostenitrice di lungo corso dei piani di lavoro garantito.

Rania Antonopoulos è stata nominata Vice Ministro del Lavoro e della Solidarietà Sociale per il governo guidato da Syriza.

Scarica il file pdf della trascrizione dell’intervento e i grafici a questo link

 http://economiapericittadini.it/phocadownload/documenti_mmt/antonopolus-rispondere-alla-disocccupazione-in-grecia.pdf

TRASCRIZIONE DELL’INTERVENTO:

Innanzitutto vorrei ringraziare Rohan e Raul per avermi invitato qui.

Ed avermi dato la possibilità di parlarvi, questa volta, non dei temi simili a quelli di cui ho trattato negli ultimi 15 anni, ovvero la parità di genere. Piuttosto, oggi mi concentrerò sulla disoccupazione e riprenderò, e continuerò, come vedrete, quello che l’ultimo relatore ha esposto.

Semplicemente focalizzerò la vostra attenzione e la nostra discussione sul caso della Grecia.

Ok. Lasciatemi iniziare con un poco di background. Sono sicura che tutti voi abbiate letto sui giornali, da qualche anno a questa parte, cosa è accaduto nei cinque paesi europei, compresa la Grecia.

Quelli a cui mi riferisco sono Italia, Spagna Portogallo, Irlanda e Grecia. Lasciatemi iniziare, quindi, con tre slide che vi sintetizzeranno quanto accaduto in Grecia e vi faranno comprendere un poco il contesto, prima di cominciare a trattare il problema della disoccupazione e di come poterla affrontare oggi in Grecia. Alla fine del 2009, inizio del 2010, la Grecia si trova in una situazione in cui il deficit, ovvero la differenza annuale tra le tasse riscosse e la cifra che il governo spende, era grosso modo il 16%. E il debito accumulato a quel momento era il 125% del PIL. E questo in realtà costituiva una violazione di un trattato che tutti i paesi appartenenti all’Eurozona, che usano l’Euro, devono ratificare per poter diventare membri dell’Eurozona.

Ed il Trattato di Maastricht, che ratificano quando diventano membri dell’Eurozona, prevede che il loro debito pubblico non possa eccedere il 60% del PIL. E che il loro deficit annuale non possa superare la soglia del 3% del PIL. Quindi la Grecia era in netta violazione di queste regole.

Ma vorrei chiedervi di osservare le tre frecce che vediamo in questo grafico come potete osservare il divario tra la linea rossa e quella blu, dove la linea rossa è la spesa totale, e quella blu rappresenta le entrate totali, c’è, ma è piuttosto piccolo prima dell’ultimo trimestre del 2007. Che è quando la crisi dei mutui subprime esplode negli Stati Uniti e comincia a diffondersi in tutto il mondo. Da notare che tra la fine del 2007 ed il 2008 c’è un divario tra le due linee, che, chiaramente, è difficile da sostenere per un lungo periodo. Ma quando poi arriva il 2009, le cose peggiorano bruscamente, in Grecia la spesa totale non cambia molto, (rappresentata dalla linea rossa) è la linea blu a scendere. E questo cosa significa? Significa che si ha a che fare con un’economia in recessione, un’economia che sta producendo meno, assumendo meno, per via della crisi e per questo si hanno meno entrate per il governo. E quindi il divario fra spesa ed entrate cresce. Ed è in queste circostanze che nel 2009 la Grecia non è in grado di onorare il suo debito una difficoltà che si aggiunge agli obblighi in essere. E quindi il governo che era stato eletto allora, nel 2009, decise che i prestiti dovevano essere contratti e garantiti dalla Troika, che è composta dalla Commissione Europa la Banca Centrale Europea ed il Fondo Monetario Internazionale.

Ora, sono abbastanza sicura che voi tutti sappiate che l’America Latina negli anni ’80 ha attraversato un sacco di problemi finanziari simili e che anche loro dovettero essere salvati.

Grazie a questi pacchetti di fondi che ricevettero, anche loro firmarono dei memorandum con gli accordi per poter ricevere quei prestiti. L’intera idea, d’allora, è esattamente la stessa idea applicata in Grecia, e recentemente in altri paesi, è quella che se stai ricevendo un prestito, la principale preoccupazione del prestatore è quella di assicurarsi che tu sia in grado di restituirlo. Ed è per poter garantire tale restituzione che qualche ‘consiglio’ supervisore si assicurerà che le tue politiche macroeconomiche ed il modo in cui gestisci l’economia siano tali da permetterti di avere un surplus.

Ovvero che riscuoterai più tasse di quanto tu spenda, per poter essere in grado di far fronte a tali pagamenti. Ma se ci pensate per un attimo si può raggiungere tutto questo in due modi differenti:

Uno è quello che l’economia cresca velocemente, e di molto, in quel caso le vostre entrate saranno abbondanti da poter spendere per le vostre esigenze interne ed avere a sufficienza da poter pagare i debitori.

– L’altro modo per poterlo ottenere è quello di tagliare la spesa. La spesa pubblica. Potresti incassare la stessa cifra di entrate, ma ora non la spenderesti per esigenze di base. Quello che faresti sarebbe ridurre la spesa su Sanità, Educazione, Trasporti. Licenzieresti i tuoi dipendenti pubblici, letteralmente. Ne ridurresti il salario. Di quanto? Del 10%, del 15%, del 20%! Pensioni? Smetteresti di pagarle. Smetteresti di pagare pensioni, e le ridurresti del 30-40%, e contemporaneamente aumenteresti la tassazione. Finendo quindi per avere un surplus primario, quel surplus che ti consentirebbe di pagare (i debiti), ma nello stesso tempo avresti ucciso l’economia e il popolo.

E questo, è esattamente quello che sta succedendo in Grecia, ed è quello che vi sto mostrando qui, nel secondo grafico.

Dove potete vedere Spesa Pubblica, Reddito Disponibile e Spesa di Consumo che si riducono, entrando in territorio negativo. Soprattutto, a partire dal 2010 e nello stesso anno con un primo picco.

Perché fu allora che firmammo il primo pacchetto di salvataggio.

Così la Grecia ha, in quel momento, preso in prestito 250 miliardi (di €) per poter di rifinanziare il suo debito. Ed essenzialmente ha intrapreso il percorso che ho descritto finora.

Quelle misure di austerità basate sull’idea a cui ho accennato prima, che questi forti tagli che riducono il settore pubblico, dedicando sempre meno alla spesa pubblica, permetterebbero di raggiungere uno stato salutare all’economia del paese.

Chiaramente questa è una cosa totalmente insensata, ed una delle cose che sono accadute è che, ne ho tre di questi andamenti nel grafico nel 2008 i disoccupati in Grecia erano circa 370 mila. Nel 2010, e siamo durante il secondo anno della crisi in Grecia, prima che arrivino l’FMI ed i prestiti, abbiamo 640.000 disoccupati che sono molti, ma avanzando velocemente di due anni e mezzo, questo è il punto da cui proviene questa cifra, troverete 1.300.000 disoccupati.

La Grecia è un paese piccolo, 10 milioni di persone.

La percentuale di occupati, di cui parlavamo prima, rispetto alla popolazione del 2008, diciamo che era circa il 60%. Oggi è il 40%. E con il 40% di tasso di occupazione, abbiamo una disoccupazione che ha raggiunto il 27% e sta andando verso il 28%.

Giusto a completare questa parte della mia esposizione, vi mostro due grafici che comparano la situazione greca con la “Grande Depressione” degli Stati Uniti. I grafici provengono da una pubblicazione redatta da tre miei colleghi del Levy Institute. La linea blu rappresenta la Grecia. E potete osservare come nel grafico a sinistra, che mostra come il PIL stia calando, e continui a calare. Ma 4 anni dalla “Grande Depressione”, per gli Stati Uniti, c’è una svolta. Non in Grecia, dove continua a calare. E quando si guarda alla situazione della disoccupazione, stessa cosa.

La linea nera rappresenta gli Stati Uniti, e mostra che c’è un’inversione in termini di disoccupazione, con una stabilizzazione intorno al 25% ed una successiva riduzione.

In Grecia, come vi ho già mostrato, la disoccupazione ha già incrociato quel 25% ed è ora vicina al 28%, e continua a crescere. Quindi, quali sono ora i problemi in Grecia nell’ottica di disoccupazione?

Il problema principale è che continuiamo ad avere un insieme di politiche, l’austerità che vi stavo descrivendo poc’anzi, il ritirarsi del settore pubblico riduce i salari (…) nel tentativo di renderli più competitivi e di aumentare le esportazioni, che semplicemente non funziona. Fanno contrarre l’economia, ma non ci stanno facendo uscire dalla recessione. Ora la Grecia si trova in una situazione molto particolare, gli Stati Uniti si trovano in una situazione decisamente diversa, in circostanze molto diverse, poiché hanno una moneta sovrana.

E coloro di voi che hanno partecipato ai vari seminari di Modern Money Theory, avranno immediatamente capito cosa significhi tutto questo.

La Grecia non ha una propria moneta, non può emettere moneta. Fa parte dell’Eurozona, e questo significa che non può determinare i suoi tassi d’interesse.

Non puoi stampare moneta, non puoi emettere bond, devi avere prima il permesso. E se il permesso non ti è concesso non puoi agire. Quindi ratificare il trattato di Maastricht, come ricorderete, toglie anche la capacità di attuare politiche fiscali espansive. Per cui durante una recessione, un governo invece di spendere, giustamente di più, per poter riparare alla contrazione che avviene nel settore privato, non può fare nemmeno questo. Quindi non ha politica fiscale, non ha politica monetaria e non ha una politica di tassi di cambio.

Quindi cosa ha? Non ha alcuno strumento politico.

Per questo molte persone hanno parlato dell’incompleta, della fallace architettura dell’Unione Europea, e di quanto necessiti di un cambiamento. Vorrei accennare ora ad un ulteriore difetto dell’Unione Europea, che se non viene affrontato non ci farà andare da nessuna parte in Europa.

Non è previsto alcun obiettivo occupazionale, in nessun dei suoi paesi. In altre parole la valutazione del successo o fallimento di un paese, e quello a cui i paesi hanno aderito, riguarda se questi mantengano o meno, sotto controllo le proprie entrate fiscali e la loro spesa non viene in alcun modo richiesto che l’economia cresca, aumenti e che crei dei posti di lavoro dignitosi.

Quindi manca quell’orientamento, presente persino negli Stati Uniti, come sapete la loro Banca Centrale, la Federal Reserve, almeno ha un duplice mandato (che include l’occupazione ndt). Che funzioni o meno, avere un Quantitative Easing dopo l’altro, in termini di occupazione, questa ovviamente è una domanda, ma almeno c’è qualcuno alla Banca Centrale che dice:

“Continueremo questa politica finché il tasso di disoccupazione non scende del 5%“.

In Europa non c’è sostanzialmente alcuna politica che riguardi l’occupazione.

Ma cosa abbiamo in Europa?

In Europa abbiamo un antiquato insieme di politiche di mercato del lavoro attive.

Cosa intendo per antiquato?

Bob ne ha parlato brevemente prima, se si comincia con l’idea che quando c’è disoccupazione, c’è qualcosa di sbagliato nella persona che è disoccupata. Ovvero la persona che sta fornendo lavoro al mercato ha un qualche tipo di carenza, è carente dal punto di vista della formazione, quindi come si combatte la povertà?

Educandoli! 

Se li si istruisce, avranno le giuste abilità, entreranno nel mercato del lavoro, e otterranno un giusto salario e un lavoro. Ma il Professor Darity ci ha detto che non è necessariamente così.

Adoro quando fa la comparazione tra popolazioni caucasiche di colore quando si vanno a vedere i diversi livelli di istruzione perché ricordo quando insegnavo studi di genere, si trovava esattamente lo stesso quadro, fino agli anni ’90, dopodiché qualcosa è cambiato. Enormi, enormi divari che erano allora inspiegabili presumibilmente. Se è l’offerta di lavoro ad essere problematica, cosa fai? la devi correggere. Devi correggere gli individui, non devi correggere il mercato.

Non devi correggere i mercati del lavoro, non devi pensare se sia la domanda ad essere insufficiente per impiegare tutti, devi correggere i lavoratori.

E chi era più vulnerabile tra i lavoratori? Nell’opinione degli europei, i più vulnerabili sono i giovani.

Loro non hanno alcuna esperienza magari hanno un buon livello di istruzione, ma se c’è disoccupazione, dobbiamo aiutarli a diventare occupabili e quindi, o istruirli un po’ di più oppure dobbiamo permettergli di avere una prima possibilità con l’azienda. Quindi la politica statale in Svezia, in Finlandia in Germania, in ogni singolo paese in Europa si è concentrata su due cose quando parlavano di gestire la disoccupazione; una è aumentare le capacità dei lavoratori, l’altra è aumentare la capacità di essere imprenditore.

C’è qualcosa di sbagliato in questo? No!

Questo è applicabile a qualcuno, assolutamente, questa è la via per un segmento di popolazione.

Ma non per tutti. Ci sono altri problemi che hanno a che fare con la domanda di lavoro.

Quindi, in una situazione come quella che stiamo affrontando, ora in Grecia, e quello che vi sto mostrando qui, è il tasso di disoccupazione, se potete guardare la prima colonna, che rappresenta il 2008, e la colonna successiva che vi mostra la disoccupazione, nel secondo trimestre del 2013.

Quello che notereste, in realtà, se andaste ad osservare tutti questi tassi, è che ogni singolo paese, ad eccezione della Germania ha visto crescere la propria disoccupazione. Compresi chiaramente i cinque paesi più duramente colpiti: Irlanda, Grecia, Spagna, ecc.

Ma quello che è importante rilevare è che ci sono paesi come la Bulgaria, la Lituania che in termini delle loro finanze, ed in termini della loro capacità di pagare il debito estero, se la cavano piuttosto bene, in effetti hanno del surplus. Ciò non li ha protetti dalla disoccupazione, poiché il motivo per cui si aveva disoccupazione, era che i mercati in generale si stavano contraendo, così come la domanda, globalmente.

Il tasso di crescita globale stava riducendosi ovviamente. Perché c’è un problema con la domanda?

E si ha a che fare con una disoccupazione del 27% In Grecia? Per via della carenza di domanda di lavoro. La soluzione che viene offerta è l’occupabilità. Quindi che cosa fanno? Danno proprio borse di studio, per un equivalente di 300 dollari al mese, a qualcuno perché vada ad un corso di formazione per un mese o due, e ci sono studi su studi che dimostrano che l’impiegabilità non dura a lungo, si trova lavoro finché dura la formazione. Una volta che termina, non c’è nulla da fare.

Una parola a proposito della disoccupazione giovanile, e poi prenderò i prossimi tre minuti per dirvi cosa stiamo facendo in Grecia. Fate attenzione. E mi riferisco sia ai miei colleghi qui, che a chiunque altro.

La disoccupazione giovanile è molto alta in Grecia, come è stato accennato oggi è al 60%.

Quindi qui avete la disoccupazione giovanile: dai 15 ai 24 anni, per tutti questi paesi, è la linea blu. Potete chiaramente vedere i tassi di disoccupazione sono molto più alti rispetto ai tassi di disoccupazione del resto della popolazione, dai 25 ai 64 anni.

Ma notate cosa accade se se si guarda un altro indice.

Ok, queste sono le quote dei disoccupati per età. Quindi in Grecia oggi abbiamo 1.300.000 persone disoccupate, e quello che mi sto chiedendo qui è, quanti tra loro sono giovani? Qual è la loro quota nella disoccupazione greca?

173.000 su 1.300.000 persone.

I giovani sono 173.000!  Non stanno affrontando il problema? Assolutamente sì! Ma è qui l’ipocrisia.

Nell’ultimo anno ci sono stati, in Europa, cinque incontri tra i leader, per capire come potessero rispondere alla disoccupazione in Europa, e tutto quello di cui hanno parlato è stato: la disoccupazione giovanile. E se sono usciti con budget ridicoli, per finanziare progetti, come quello di cui vi stavo parlando, che avrebbero affrontato l’aumento di disoccupazione per i 173.000! ed avrebbero lasciato l’altro milione di persone senza alcuna risposta.

Essenzialmente, dunque, qui c’è  un tipo differente di retorica sulla disoccupazione giovanile di cui penso dobbiamo essere consapevoli. Ok, quindi ora, devo andare molto veloce e dirvi che spero mi facciate qualche domanda, poiché vi incuriosirò su quello di cui andrò a dire nei prossimi 3 minuti che ho a disposizione.

Ok. 

Il Levy Institute è famoso per una persona, anche per molte persone che ne sono state ricercatori interni, ma uno di loro era chiamato Minsky. Hyman Minsky trattò della fragilità dei mercati finanziari ed è da qui che proviene il “Momento di Minsky” che avete tutti visto e di cui avete sentito parlare, ma trattò anche della politica del datore di lavoro di ultima istanza, che è una politica di stabilizzazione, di cui abbiamo sentito prima, uno stabilizzatore automatico.

È chiamata politica di Lavoro Garantito, di Impiego Garantito e di nuovo sono molto grata al mio collega, professor Darity, poiché ha già spiegato abbastanza di cosa si tratta.

Quello che voglio fare nel prossimo minuto che penso di avere è dirvi che nel 2010 il Levy Institute parlò con Louka Katseli, che era Ministro…ricordate Louka, che all’epoca era Ministro del Lavoro.

Ancora non era stato firmato nessun accordo, nessun memorandum, ma eravamo già in recessione, così parlammo con Louka insieme ai sindacati, necessari in questo tipo di accordi, ed un accordo fu raggiunto nel 2010, prima della firma del memorandum, che prevedeva la necessità di un Piano di Lavoro Garantito. E lei disse: “Non abbiamo molti soldi“, ma quello che è rimasto fino alla fine dell’anno lo utilizziamo per avviare un programma per 55.000 persone. E lo avviarono!

E nei termini del progetto, come andava propriamente svolto, alcuni di noi, compresa me stessa, hanno lavorato in Sudafrica, Messico, in India, nei loro programmi di cui abbiamo parlato prima, o almeno accennato prima e quindi avevamo una certa esperienza. Ad ogni modo lo avviammo. Poi quello che accadde fu l’arrivo delle misure di austerità e del salvataggio, devastarono l’economia. Devastarono ovviamente il mercato del lavoro, e continuarono con il piano per i 55.000 all’anno. Quindi noi abbiamo detto ovviamente che primo, l’austerità deve fermarsi, e che secondariamente in Grecia deve essere istituito un imponente piano di reinvestimento e ricostruzione, altrimenti non usciremo da questa situazione.

Abbiamo a che fare con suicidi, con il problema dei senza tetto, con fenomeni a cui non avremmo mai immaginato di assistere. Niente acqua, nessun servizio igienico, niente riscaldamento, nel vero senso della parola! Ed ora stanno esplorando l’opportunità che potrebbe esserci di cambiare il governo. Che questo governo cadrà, poiché continua ad insistere con le stesse politiche e che un governo più informato e progressista prenderà il potere. Quello che abbiamo fatto di conseguenza, dato il dialogo avviato con vari collegi elettorali in Grecia, è la creazione di un programma per 250.000 o 550.000 posti di lavoro. Abbiamo valutato i costi, il 60% del costo va in salari e il 40% va in spese di amministrazione e materiali. Poiché si tratta di progetti che attendono di essere compiuti sulla linea di quello che abbiamo già ascoltato, ma compresi, nel caso della Grecia, lavori di carattere ambientale.

Quello che avete di fronte ora sono le implicazioni macroeconomiche di questi programmi.

Lasciatemi esaminare un riquadro; se si guadagna un salario di 586 euro al mese e si assume mezzo milione di persone, 550.000 persone. Per via dell‘effetto moltiplicatore si genereranno più posti di lavoro nell’economia, dunque il numero totale di posti di lavoro che si creerà in realtà sarà di 700.000, 713.000. Ha un costo elevato, diciamo € 7 miliardi l’anno. Solo perché lo sappiate, € 7 miliardi l’anno, è quanto paghiamo attualmente solo per pagare gli interessi del debito, che appartiene a terzi, principalmente altre nazioni.

Quindi se avessimo una moratoria di soli tre anni. Non pagassimo per soli tre anni, per connettere questa somma di denaro ad un programma di creazione di lavoro, potremmo così risolvere molti, moltissimi problemi in Grecia.

Quindi, per concludere, sebbene il costo sia di € 7.1 miliardi, una volta che si guarda al gettito fiscale che ne verrebbe generato, si finirebbe con un costo netto di  €3 miliardi. E con € 3 miliardi l’anno si possono sostenere lavori a tempo pieno per 700.000 persone ed avrai dimezzato la disoccupazione.

Tutto questo, pertanto, diventa una realtà. La realtà di cui sto parlando, è un Programma di Lavoro Garantito.

Serve precisamente il ruolo di una politica stabilizzatrice, di una politica fiscale espansiva, solo che al posto di investire in generale e aspettare che i posti di lavoro vengano creati, segue la strada opposta, si punta la propria spesa, la propria spesa pubblica, direttamente sulla creazione di lavoro.

L’ultima slide che non spiegherò, perché ormai ho esaurito la pazienza di tutti, descrive nel caso della Grecia da dove arriverebbe il denaro, che è la solita domanda: da dove arrivano i soldi?

Immediata creazione di un Fondo Nazionale  per l’Occupazione i cui fondi possono provenire da:

–          L’appena costituito “Fondo Europeo contro la Disoccupazione” cede una percentuale alla analoga istituzione in Grecia, il Fondo Greco per l’Occupazione: 500milioni

–          La ristrutturazione di fondi europei esistenti ΕΣΠΑ o NSFR:  600 milioni

–          Fondi dalla Banca Europea per gli Investimenti attraverso l’istituzionalizzazione di agevolazioni al prestito per la ricostruzione e lo sviluppo: 1 miliardo

–          Una percentuale degli incassi derivanti dalla riduzione dell’evasione fiscale: 1 miliardo

–          Ri-negoziazione del debito collegata ad una specifica proposta a sostegno del Fondo Nazionale per l’Occupazione

In realtà i soldi li possiamo trovare,  non abbiamo ancora trovato la volontà politica.

E questo è vero per la Grecia, per gli Stati Uniti.

E la speranza è che prima o poi saremo in grado di costruire un movimento internazionale impegnato a cambiare in effetti i diritti costituzionali, come hanno fatto in India, perché è questo che hanno fatto in India, hanno modificato la costituzione ed il movimento per il diritto al lavoro che ha impiegato 10 anni per mettere radici, ad ora garantisce l’occupazione, non a tempo pieno e non per sempre, ma per 5 mesi. Ogni anno nelle aree rurali dove c’è disoccupazione stagionale ed ora c’è più di un terzo della popolazione che vi partecipa, anno dopo anno. Se può farlo l’India, per favore non ditemi che gli Stati Uniti non possono.

Grazie.

Rania Anastopoulos

Comments

  1. Se può farlo l’India, ma L’ India che io sappia non è più colonia inglese, qua il discorso rimane nell’idea di restare colonia della germania o di una chimera o astrazione come la UE.

    Ma forse è l’unica soluzione al momento per la Grecia che si trova in condizioni molto gravi, prima di smetter di esser colonia?

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