Warren Mosler commenta la “Modesta proposta” di Yanis Varoufakis, attuale ministro greco per le Finanze, e James Galbraith.

Qui prima parte

Qui seconda parte

Qui terza parte

Traduzione di Alessio Tartari

 

Politica n°4. PROGRAMMA DI SOLIDARIETA’ PER L’EMERGENZA SOCIALE (PSES)

 

Suggeriamo che l’Europa intraprenda immediatamente un Programma di Solidarietà per l’Emergenza Sociale al fine di garantire l’accesso alla giusta nutrizione e al fabbisogno energetico per tutti gli europei, attraverso un Programma di Buoni Spesa Europeo modellato sul suo equivalente statunitense ed un Programma per il Fabbisogno Minimo Europeo. Tali programmi sarebbero finanziati dalla Commissione Europea usando gli interessi accumulati all’interno del sistema europeo delle banche centrali, ovvero gli squilibri del TARGET2, profitti realizzati dalle transazioni di titoli di Stato ed altre o dall’imposta di bollo sui bilanci che l’UE sta attualmente esaminando.

W.M. Tali introiti vengono già restituiti agli Stati membri e senza di essi, complice il limite per il deficit al 3%, bisognerà ridurre spese o aggiungere altre tasse.

 

Ragioni

L’Europa sta affrontando la peggiore crisi umanitaria e sociale dal 1940. Negli Stati membri come la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo ma anche in altre parti dell’Eurozona, inclusi i paesi del centro, i beni di prima necessità non sono alla portata di tutti. Questo è vero particolarmente per gli anziani, i disoccupati, i bambini di alcune scuole, i disabili ed i senza-tetto. Vi è un evidente imperativo morale ad agire per risolvere queste necessità. Inoltre, l’Europa sta andando incontro a un pericolo reale di estremismo, razzismo, xenophobia ed anche un palese riemergere del Nazismo: in particolare in paesi come la Grecia che hanno sopportato un impatto maggiore della crisi. Mai prima d’ora così tanti Europei hanno avuto una stima così bassa verso le istituzioni dell’Unione. La crisi umanitaria e sociale si sta rapidamente trasformando in una questione di legittimazione dell’Unione Europea.

Motivazione dell’utilizzo fondi del TARGET2

TARGET2 è il nome tecnico per il sistema di contabilità interno dei flussi monetari tra le banche centrali che costituiscono il Sistema Europeo delle Banche Centrali. In un Eurozona ben equilibrata, dove i deficit commerciali dei vari Stati membri sono finanziati da un afflusso di capitali netti verso gli stessi, le passività della banca centrale dello Stato membro verso altre banche centrali di altri paesi sarebbe equivalente alle sue attività.

W.M. Non vero. Il TARGET2 riguarda la compensazione dei saldi che implicano per le banche accumuli o perdite di liquidità indipendentemente dal saldo del commercio nazionale

Tale bilanciamento del flusso commerciale e di capitale renderebbe il TARGET2 un grafico zero per tutti gli Stati.

W.M. infatti non è il commercio in sé a mettere in difficoltà le banche riguardo la liquidità.

E così era, più o meno, il caso generale dell’Eurozona prima della crisi. Ad ogni modo, la crisi ha causato i principali squilibri che si sono riflessi ben presto nell’enorme sbilanciamento del TARGET2.

W.M. gli squilibri nella compensazione erano causati da una mancanza di assicurazione credibile dei depositi, esacerbata dal potenziale fallimento bancario.

Appena gli afflussi di capitali alla periferia si sono prosciugati, e gli stessi hanno cominciato ad affluire nella direzione opposta, le banche centrali dei paesi periferici hanno cominciato ad ammassare enormi passività nette e lo stesso ammontare si accumulava come attività per le banche centrali dei paesi in surplus.

W.M. Sì, ma non vanno confusi i capitali, che sono il capitale/patrimonio netto della banca e la liquidità che è il finanziamento delle attività ed è qualche volta incidentalmente chiamato “capitale” così come “denaro” è il nome affibbiato al capitale.

Il progetto Eurozona ha tentato di costruire disincentivi interni al sistema di pagamenti in tempo reale dell’Eurosistema, così come ha tentato di prevenire l’accumularsi di ampie passività da una parte e corrispettive attività dall’altra. Questo ha preso forma nel tasso di interesse sulle passività nette di ogni banca centrale nazionale, equivalente al tasso di rifinanziamento principale della BCE.

W.M. La ragione di questa politica dei tassi è essere uno strumento di politica monetaria della BCE, riflettendosi sul prezzo dei fondi del sistema bancario.

Tali pagamenti sono distribuiti alle banche centrali degli Stati membri in surplus, che li passano alle rispettive tesorerie di governo.

W.M. Nella pratica, una ha necessariamente un credito a bilancio presso la BCE quando un’altra ha un debito, e l’indebitamento netto esiste nella misura del circolante che il sistema bancario si procura eliminandolo dai propri bilanci. Ciò mantiene il sistema bancario “debitore netto” fornendo alla BCE un reddito da interesse, inoltre le banche acquistano obbligazioni che rendono più del pagamento sui depositi alla banca centrale rappresentante un altro introito per la BCE.

Dunque l’Eurozona è stata costruita sull’assunto che gli squilibri del TARGET2 fossero isolati, eventi idiosincratici, da correggere nell’ambito della politica nazionale, senza prendere in considerazione la possibilità che ci potessero essere asimmetrie strutturali di base e crisi sistemiche. Al giorno d’oggi, l’ampio squilibrio nel TARGET2 è un evidenza monetaria della crisi, tracciando il percorso delle conseguenze umane e sociali del disastro che ha colpito principalmente le aree in deficit. L’incremento dell’interesse nel TARGET2 non sarebbe mai dovuto apparire se la crisi non si fosse verificata. Si accumulano solo perché, per un periodo, i depositanti di Grecia e Spagna si sono rifiutati di rischiare, e piuttosto ragionevolmente hanno trasferito i loro risparmi alle banche di Francoforte.

W.M. In qualche modo una conferma di quanto ho affermato prima, ma i depositanti possono cambiare banca per diverse ragioni, con o senza squilibri commerciali.

Di conseguenza, sottostando alle regole del TARGET2, le banche centrali di Spagna e Grecia hanno dovuto pagare interessi alla Bundesbank, passati poi al Governo Federale di Berlino.

W.M. Che poi paga interessi ai propri depositanti, così come per esteso con i profitti della BCE derivanti dal differenziale tra i tassi di prestito e i tassi pagati dai depositanti e tali differenziali sono decisioni politiche.

Questi stimoli fiscali indiretti ai paesi in surplus sono immotivati ed immorali. Di nuovo, i fondi sono lì, e potrebbero essere usati per deviare i pericoli sociali e politici che l’Europa sta affrontando. È un fatto evidente che si debbano canalizzare gli interessi raccolti dalle banche centrali degli stati membri in deficit verso un fondo atto a finanziare la nostra proposta di Programma di Solidarietà per l’Emergenza Sociale (PSES). Inoltre, se l’UE introduce una tassa sulle transazioni finanziarie, o un imposta di bollo progressiva nei bilanci delle imprese, esse rappresenteranno casi di introiti analoghi per finanziare il PSES. Con questa proposta, facciamo sì che il PSES non sia finanziato da trasferimenti fiscali o tasse nazionali.

W.M. Per come la vedo, tecnicamente, è un trasferimento fiscale e con ciò non è che io sia contrario ai trasferimenti fiscali, anzi!

In conclusione, se vi sarà ad ogni modo un miglioramento nell’economia in seguito a queste modeste proposte, come ho spiegato più sopra, sarà con ogni probabilità modesto.

Le criticità sono costituite dal tempo e dallo sforzo per raggiungere l’implementazione delle proposte (di nuovo: con tutti i limiti dei casi) realizzando poi pochi progressi per la ripresa dell’economia, mentre un’altra generazione sarà lasciata su radici marcescenti.

Mosler Varoufakis