Apprendiamo proprio in questi giorni dell’esperimento di reddito minimo di miseria, realizzato dal Movimento Cinque Stelle livornese: i requisiti sono molto stretti, quasi surreali tanto che solo 73 su mille che lo avevano richiesto avranno il sussidio. Solamente 73!

Dura 6 mesi, poi ti attacchi al tram, perché di altri fondi per il sociale non ce ne sono, e 4 ore settimanali di lavori socialmente utili sono troppo pochi per chiunque ma i Comuni devono fare i conti col patto di stabilità.

Rispetto a questa non soluzione, varrebbe la pena progettare dei Programmi di Lavoro d’Ultima Istanza (ELR), anche se ancora all’interno dell’Eurozona, che sarebbero certamente molto limitati, quindi non il PLG di cui parliamo di solito (Piani di Lavoro Garantito), da attivare in territori particolarmente deboli, come nell’ormai dimenticato Mezzogiorno. I vantaggi sarebbero molto più consistenti:
– Non ha limiti rigidi e può essere rinnovato oltre i 6 mesi;
– Non guarda solo il reddito ma rimuove la piaga della disoccupazione (salvo restando l’obbligo di residenza per qualche anno).

Ribadiamo come un progetto decente a livello locale non ha spazio di manovra oltre ad essere limitato dal patto di stabilità, dovrebbe partire con fondi statali come già sperimentato in altri paesi che stranamente sono dimentichi ai promotori del reddito di miseria.

Le ore di lavoro socialmente utile sono necessariamente maggiori e questo ha più effetti positivi:

– il Pil cresce con un moltiplicatore di 2,3% (verificato nei programmi simili realizzati finora, non su modello)
– i lavori socialmente utili possono consistere in aiuto offerto gratuitamente che prima veniva pagato. nota bene: per il lavoratore la paga c’è ancora, è il datore che non ha esborso e il denaro non speso per quel servizio (spesa a domicilio, baby sitter a ore etc) che viene dunque speso altrove.
– essendo “occupato” non fa lavoro nero, cosa che invece può fare chi percepisce il reddito minimo (fattore etico)
– essendo occupato si sente utile e si evitano tutti gli effetti negativi dell’inattività forzata: depressione, ore passate a vegetare davanti alla tv o su internet (ma questo al M5S piace sicuramente).